di Alessia Irene Panatta
per Il Quaderno
Foglianise è un paese arcinoto per la sua spettacolare Festa del Grano, manifestazione che si svolge ogni anno il 16 agosto e che attira moltissimi visitatori. Con gli occhi sgranati e il sorriso gaio, osservano sfilare i tipici “carri”, proprio con quella meraviglia estatica caratteristica dei bambini. L’enorme successo della manifestazione appaga l’orgoglio della popolazione locale, giustamente compiaciuta, al cospetto dei parenti in visita dal Sudamerica, di mostrare il favore del pubblico per l’iniziativa locale. Sarà per questa ragione che nel paesino della valle Vitulanese non si è ancora avvertita l’esigenza di accattivare la presenza turistica puntando (oltre che sulla manifestazione estiva) sul patrimonio ambientale e sulle testimonianze storiche del territorio? Eppure, come tanti altri paesi, una storia Foglianise ce l’ha. Le origini del sito sono talmente remote e significative che il ritrovamento di un’epigrafe latina fece scomodare pure il celeberrimo storico tedesco Teodoro Mommsen! La convalida della autenticità della citata epigrafe dedicata alla dea “Fortuna Folianensis”, oggi conservata in San Pietro a Vitulano, conferma un forte sviluppo del sito in epoca romana.
Solo gli scout e pochi escursionisti avveduti però, mostrano interesse per un imponente costruzione che campeggia in alto, governando l’intera valle, raggiungendolo con tenacia, dopo aver ricercato e seguito le tracce degli antichi sentieri. Si tratta dell’eremo di San Michele, edificato probabilmente in epoca longobarda, sul versante meridionale del monte Caruso. L’originaria destinazione è ancora incerta, forse nato come chiesa rupestre che doveva servire da “contro altare” del diffuso culto pagano della dea Fortuna o magari in origine fu semplicemente una struttura eremitica, ampliata poi nel tempo fino ad assumere l’attuale forma. Ingrandimenti successivi, rispetto al vano iniziale, sono stati confermati in fase di restauro dell’eremo, condotto, ahi noi, molto tardivamente, quando ormai le strutture presentavano segni di cedimento difficili da sanare. L’imponente struttura è dislocata su tre livelli, la meraviglia visiva provocata della grandiosità del monumento è superata dall’ impatto emotivo che si ha nel penetrare le solenni ambientazioni degli interni. La consacrazione a San Michele avvenne molto più tardi ad opera del cardinale Vincenzo Maria Orsini. Se provate la scalata (in maggio e settembre ci si va in processione) non dimenticate di baciare, sia in salita che in discesa, la “pietra santa” su cui il canonico si riposò durante la ascensione al monte.
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NON è PROPRIO COSì…..CI SONO RAGAZZI DEL PAESE, CHE HANNO UN PROFONDO RISPETTO, QUASI UNA VENERAZIONE PER LA NOSTRA MONTAGNA SACRA, E SPESSO TRASCORRONO I POMERIGGI PRIMAVERILI SU SAN MICHELE.ED è SEMPRE UNA BELLA SENSAZIONE.SI HA L’IMPRESSIONE DI RIPRENDERE CONTATTO CON SE STESSI,RIAPPAFICICARSI CON LA NATURA, PURIFICARSI, LONTANO DALLA MERDA DEL PAESE CHE VEDI DALL’ALTO, E CHE SE POTESSI CANCELLERESTI CON UN BATTITO DI MANI.NON, NON è COSI, C’è CHI RISPETTA LA PROPRIA MONTAGNA, MA SENZA PARLARNE, LONTANO DA OCCHI E ORECCHIE INDISCRETE,SENZA FESTE E CERIMONIE, MA IN ASSOLUTO SILENZIO,UN SILENZIO CHE SA ANCORA ASCOLTARE….