Continua il dibattito sulla realizzazione in provincia di Benevento di un impianto di dissociatore molecolare in territorio di Castelpoto.
Si tratta di una questione partita all’indomani della stipula dell’intesa istituzionale tra i sindaci di sette comuni del comprensorio vitulanese che si è registrata qualche settimana addietro.
Il dibattito ha già fatto registrare diverse prese di posizione. Tanto è che qualche giorno addietro è giunta la contrarietà all’ipotesi evidenziata da diversi cittadini e da alcuni politici locali.
Come ad esempio la presa di posizione del sindaco di Foglianise, Giovanni Mastrocinque, che domenica scorsa ha praticamente lanciato ai colleghi sindaci l’accusa “di aver firmato alla cieca l’intesa istituzionale”.
Un’altra contrarietà è stata illustrata anche da Lucio Lonardo, presidente dell’Asia (Azienda Servizi Igiene Ambientale), azienda che sta indirizzando i propri sforzi sulla digestione anaerobica dei rifiuti e non sulla dissociazione molecolare.
Una scelta, ha sottolineato lo stesso Lonardo, maturata non tanto «per motivi di valutazione energetica del processo o di confronto economico” quanto, invece, per motivi “di opportunità di eco sostenibilità”.
Di tutt’altro avviso è stato invece Giancarlo Schipani, sindaco di Castelpoto, che si è detto disponibile ad ospitare nel suo comune l’impianto di dissociazione molecolare. La sua apertura è stata osteggiata in valle vitulanese ma il primo cittadino ha precisato che si tratta di un’iniziativa che «avrebbe riflessi positivi per l’economia e occupazione locale senza incidere sulla salubrità del territorio.
Non si vedrebbero più le centinaia di discariche abusive sorte lungo fossi e strade, si potrebbero eliminare le migliaia di caldaie che vengono usate dai cittadini per il riscaldamento (con l’impianto prospettato si può produrre acqua calda per le abitazioni abbattendo notevolmente i costi di riscaldamento), si potrebbe produrre energia elettrica e rivenderla all’Enel, mentre il gas potrebbe essere immesso direttamente in rete, tutto a beneficio della popolazione, si perché la gestione di un impianto del genere deve restare pubblico e non privato».
Ora a far registrare la propria voce nel dibattito in corso è l’alleatino torrecusano Angelo Rapuano, rappresentante dell’opposizione consiliare.
“La grave emergenza di questi giorni - commenta l’alleatino Rapuano - ha mostrato chiaramente come sia indispensabile un mutamento di abitudini e di gestione dei rifiuti solidi urbani. Si potrebbero fare diverse iniziative ma comunque devono caratterizzarsi per la propria eco compatibilità, ossia non devono portare tanti problemi alle comunità. Le mie perplessità - continua Rapuano - sono dovute alla mancanza di uno studio di fattibilità e di un coinvolgimento delle popolazioni locali.
E’ stata, secondo il mio punto di vista, una scelta affrettata, con le naturali conseguenze negative sul territorio che potrebbero venirsi a creare. Il sottoscritto è consigliere comunale di minoranza a Torrecuso e sull’accordo istituzionale per la realizzazione del dissociatore scorgo anche la firma del sindaco del mio paese, Francesco De Nigris. Il primo cittadino torrecusano prima di firmare poteva anche interpellare tutti gli amministratori, maggioranza, minoranza e indipendenti, in modo da ragionare in maniera esaustiva sul progetto. Invece niente! Ancora una volta veniamo a trovarci di fronte ad una sorte di imposizione. Devo dire che sono assolutamente stanco di questo modo di fare.
Quindi, a prescindere che sono nettamente contrario a questo tipo di impianto, anche se qualcuno afferma che è l’unica via d’uscita, voglio soprattutto puntualizzare che quello che richiedo è che a breve termine si passi ad un’informazione serie alla popolazione in merito agli aspetti prettamente tecnici di questo impianto previsto in valle vitulanese”.
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