per Il Mattino.
È sempre allarme frana per la parte alta del paese. Il monte Caruso infatti ha mostrato chiaramente le sue ferite nell’ambito del progetto Edurisk, attivato dall’Istituto Comprensivo di Foglianise in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Sono tre i principali fattori di rischio, legati all’azione degli agenti atmosferici (acqua e gelo) sulle rocce, agli incendi che si stanno sviluppando ad ogni stagione estiva ed all’accentuato rischio sismico della zona. Una situazione che preoccupa, e della quale si parlerà nell’ambito di una tre giorni di studi che si aprirà domani pomeriggio alle 16 presso la sala convegni dell’Istituto Comprensivo. Al tavolo dei relatori, moderati da Achille Mottola ed introdotti dal sindaco Giovanni Mastrocinque e della preside Giovanna Pedicini, Pasquale De Santis (dell’Ufficio di presidenza dell’INGV), Concetta Nostro (responsabile Formazione e Informazione INGV), Maurizio Pignone (INGV di Grottaminarda), Maria Rosaria Senatore (docente di Geologia presso l’università del Sannio), Giancarlo Boscaino (Geologo), Giuseppe Travia (Ufficio del Genio Civile), Modestino Boscaino (Geologo) e Mario Pedicini (Dirigente Ufficio scolastico provinciale di Benevento). «Le frane sismoindotte - spiega Giancarlo Boscaino, presidente del comitato consultivo dei geologi di Benevento e promotore con il dirigente scolastico Giovanna Pedicini del progetto Edurisk a Foglianise - costituiscono l’effetto collaterale con il maggior potenziale di danneggiamento in caso di terremoto. Nel caso di Foglianise possiamo affermare che il problema esiste ed è reale. Qui vi è la concorrenza di fattori predisponesti, sia specificamente locali che di inquadramento territoriale. L’Appennino campano è infatti un’area ad alta attività sismica e la provincia di Benevento è quella tra le più esposte, dove c’è quindi maggiore probabilità che si verifichi un evento sismico ad alta magnitudo. Infatti la storia sismica del Sannio, unita all’attuale livello di bassa sismicità, rendono il territorio sannita una delle regioni a più elevato rischio sismogenetico della Penisola italiana». Quella di domani sarà l’occasione per un appello del sindaco Giovanni Mastrocinque ad una maggiore attenzione verso le esigenze di tutela della pubblica e provata incolumità della parte alta del paese. «L’ottenimento di contributi pari a tre miliardi delle vecchie lire - spiega Mastrocinque - per il recupero degli antichi assi viari circostanti l’eremo di san Michele e la riqualificazione della zona circostante, deliberato dall’amministrazione provinciale, deve necessariamente accompagnarsi ad un recupero e messa in sicurezza dell’intera parte alta del paese, in modo tale da potere ottenere il doppio beneficio di una maggiore implementazione delle sinergie finalizzata all’accoglienza turistica ma anche e soprattutto di una messa in sicurezza dell’abitato. Solo in questo caso il progetto di mobilità sperimentale che coinvolge l’eremo e che prevede in una fase futura anche la realizzazione di una cabinovia per il transito su rotaia, potrà costituire fonte e volano di sviluppo per l’economia della nostra comunità».
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Speriamo che ci sia un vero recupero dell’area, ma soprattutto un restauro come si deve dell’eremo, e che non si facciano i soliti lavori arrangiati…
Conocordo con “Zu Totò”…purtroppo è diventata una routine fare dei lavori superficiali (vedi strada di collegamento San’Anna - Mercato).
L’eremo è uno dei punti più suggestivi del parco regionale del Taburno-Camposauro. Sistemato come da progetto potrebbe farci fare un passo in avanti in chiave turistica. Sarebbe perfetto se a questo si va ad aggiungere anche un rivalorizzamento del centro storico.