“L’incontro con la terra del Taburno-Camposauro ha lasciato forti suggestioni. Ma soprattutto ha lasciato una necessità. La necessità di scrivere una storia che diventi un film”.
A parlare così è la sceneggiatrice Augusta De Cataldo, cui è stata affidata la direzione ed il casting di un cortometraggio nell’ambito del progetto “Vivi Taburno. Riscoprire il valore delle proprie radici”, iniziativa dell’Ente Parco Taburno presieduto da Clemente Di Cerbo, finanziata dal POR Campania 2000 – 2006 e gestita da Agrotec e Gruppo Moccia.
Ben due casting sono previsti il 19 e il 20 luglio a Foglianise presso l’Istituto comprensivo statale dalle ore 10 alle 18 e il 23 e il 24 luglio, a Montesarchio presso il liceo scientifico Enrico Fermi, sempre dalle ore 10 alle ore 18. Il provino è riservato ai ragazzi tra gli 8 e gli 11 anni, ai giovani dai 16 e i 22 ed anche alle persone dai 40 anni in su (infoline 340 1195097).
“Ci è parso assolutamente necessario - ha aggiunto la sceneggiatrice - fermare per sempre in immagini il racconto di un paese simbolico che rappresenti tutti i paesi del Sannio, in modo da impressionare un affresco corale che ambisce a porsi come storia universale, capace di parlare a tutti. L’idea del film vuole essere un tributo agli antichi mestieri”. L’obiettivo del cortometraggio, infatti, è quello di far rivivere una stagione storica dell’attività commerciale di alcuni comuni del territorio del Parco Regionale del Taburno-Camposauro, come soluzione più adatta a rappresentare per lo spettatore quella visione della «storia» intesa sia come storia di popolazioni e delle loro abitudini, sia come favola e storia esemplare di personaggi portatori di sentimenti universali.
La narrazione, per questo, sarà condotta seguendo la suggestione delle voci dei protagonisti e si caratterizzerà come vero e proprio autoritratto della comunità che torna a guardare se stessa come in uno specchio disegnando un grande affresco della vita di paese.
“Come angolo di visuale - ha detto ancora Augusta De Cataldo - saranno assunti la bottega e il bottegaio, veri fulcri da cui si dipana la fitta rete dei rapporti sociali e dalle parole dei protagonisti delle vicende narrate si coglieranno le trasformazioni minute ed importanti che hanno rivoluzionato la vita di questi comuni e più in generale dei tanti e piccoli comuni italiani nell’ultimo secolo”.
Storie di famiglie, quindi, ma anche di amore e di lavoro: è questo il cuore del film. Con il risultato di un racconto corale che, al di là del contesto del Taburno-Camposauro, ambisce a porsi come storia collettiva capace di parlare a tutti. La sceneggiatura nasce da conversazioni con i protagonisti delle “botteghe storiche” dei comuni della zona di Foglianise, Frasso Telesino, Montesarchio, Tocco Caudio, Cautano e Vitulano e si presenta come ‘storie di vita’ con la freschezza e l’autenticità della narrazione orale.
Nel film il luogo prescelto è solo “un paese” tra quelli, in un’idea di “paese collettivo”, che rappresenti il paese di tutti gli abitanti di quel territorio. Cui va aggiunto che la lingua è affidata al dialetto, a commosse voci narranti e ad intensi dialoghi.
Per chiudere si ritiene utile citare lo slogan del casting che si riferisce a “Personaggi portatori di sentimenti universali quali protagonisti del film. Vi stiamo cercando! Un film vero ha bisogno di personaggi autentici. Ha bisogno di voi”.
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