Desaparecida. La storia di Generosa Frattasi, vittima del regime dittatoriale argentino di Videla

di Gabriele Pastore

per Il Sannio Quotidiano.

Ritrovati i resti di Generosa Frattasi. Si calcola siano 30 mila i dissidenti o sospettati dal regime che dominava in Argentina negli anni della dittatura militare tra il 1976 e il 1983. Tra questi “desaparecidos” c’era anche lei Generosa Frattasi, nelle sue vene scorreva sangue foglianesaro. Infatti, i suoi genitori Michelina Catillo e Pasquale Frattasi erano originari di Foglianise; ma anche lei era nata in questo paesino nel cuore della valle Vitulanese e si sentiva molto legata alle sue origini. “Una bella ragazza e come sottolinea il suo nome era davvero generosa verso il prossimo” ricordano commosse le cugine Consiglia e Nicolina Pedicini, che in occasione delle celebrazioni che si sono svolte giovedì mattina alle ore 10.30 presso il centro “Hospital de Quilmes”, luogo in cui la vittima lavorava, hanno pensato insieme agli altri parenti presenti in paese di far rivivere il suo ricordo in una santa messa di suffragio celebrata nella parrocchia di Foglianise. Due comunità oltre oceano in comunione nel ricordo di Generosa. Una storia di solidarietà umana e di impegno profondo a sostegno della libertà personale e collettiva. “Oggi avrebbe avuto 65 anni – hanno commentato le nipoti Eleonora e Marianna – un’età in cui di certo avrebbe messo su famiglia, sarebbe diventata nonna, starebbe in pensione”. È il ricordo di due nipoti che hanno sentito spesso parlare di questa zia della quale non si è saputo più nulla, soggetto di più lettere che arrivavano dall’Argentina a Foglianise alla nonna Andreuccia, sorella della signora Michelina che raccontava di questa figlia scomparsa. “Lettere – aggiungono – che erano già state aperte, controllate e tagliate”.
Pochi ricordi di lei, solo qualche foto come quella che hanno dato al nostro giornale, che mostra una ragazza in un giorno di festa: il matrimonio della sorella Andreina. Ma per lei la vita aveva altri progetti. Nell’aprile del 1977 la vita di una tranquilla infermiera di provincia è stata sconvolta e il suo nome è andato ad aggiungersi alla lista “nera” di tanti argentini scomparsi in quegli anni. Più di tre decenni dopo viene da chiederci: chi era Generosa Frattasi? Non era un’eroina, ma una semplice infermiera dell’ospedale di Quilmes in Argentina per il quale era anche delegata sindacale, ma era anche una militante peronista del movimento giovanile. “Nell’epoca della dittatura militare, mentre lavorava presso l’ospedale, aiutò una donna in stato di gravidanza. Questo gli costò la vita con il rapimento in quell’aprile del 1977”. Questo è tutto ciò di cui era a conoscenza mamma Michelina e che il fratello della ragazza aiutata Silvia Isabella Valenzi ha raccontato riferendo di come la sorella era stata spinta a partorire in quell’ospedale da parte di personale militare. Lì diede alla luce una bambina di nome Rosa chiedendo a Generosa di comunicare alla sua famiglia del parto e della nascita della bambina. Generosa così fece, ma quando il 13 febbraio questi giunsero in ospedale era scomparsa sia la bambina che il registro delle nascite. Il 14 aprile 1977 mentre lavorava in ospedale, Generosa fu chiamata dal portiere perché qualcuno la cercava. Ma quattro uomini in abito civile, la ammanettarono e la portarono via su un furgone senza targa. Tutto questo avveniva seguendo le sorti di un’altra eroina, Maria Luisa Martinez, una levatrice che aveva collaborato con la signora Valenzi. Il medico di allora Adalberto Pérez Casal nel 2001 ricordava come il direttore del centro “Hospital de Quilmes” personalmente gli ordinò di modificare i documenti che contenevano il nome di Silvia Valenzi. “Mi sono rifiutato di farlo” raccontò in quell’occasione aggiungendo che pochi giorni dopo il parto un’infermiera gli disse che la ragazza era morta. “Un’infermiera con un atteggiamento umano e rispettoso della vita”: così la ricordano all’Isidoro Iriarte Hospital di Quilmes dove giovedì 24 giugno 2010 c’è stato un omaggio da parte del CTA con i dipendenti, le loro famiglie, la famiglia di Generosa con i parenti ed amici e le organizzazioni locali. Un piccolo gesto di consolazione alla famiglia che dopo anni di ricerche è riuscita ad avere i resti della vittima, recentemente identificati attraverso una squadra di antropologia forense attraverso l’intreccio dei dati genetici forniti dai familiari. Dal ritrovamento è emerso che Generosa è stata tenuta in cattività nel centro di detenzione clandestino conosciuto come “Vesuvio” gestito dal Corpo d’armata. Le ricerche sono partite grazie al programma per l’identificazione delle persone scomparse lanciato nel Quilmes, che parte dalla raccolta di campioni di sangue da parenti di rapiti e scomparsi per fare un confronto con i 700 organismi attualmente in laboratorio. Per ora i non identificati sono 116. Occorrono solo sei gocce di sangue prelevate dal dito per dare l’avvio a queste procedure che sono di lunga durata. Alla significativa cerimonia di giovedì a Quilmes (Buenos Aires) hanno partecipato diverse organizzazioni: Suteba, Ate, Fetera, Cicop; il difensore civico Jose Estevao; il candidato sindaco Leandro Jarsun. Il gruppo dei presenti ha sottolineato il coraggio non solo di Generosa Frattasi ma anche della dott.ssa Maria Luisa Gonzales Martinez anch’essa scomparsa. Immancabile la presenza delle “Madri di Plaza de Mayo” che hanno confermato il loro costante impegno nella lotta per la memoria, la verità e la giustizia. “Ci chiamavano le pazze, e qualcuno pensava che fosse un’offesa. Certo, ci mettevano dentro tutti i giovedì, e noi ritornavamo. Ma noi sapevamo di essere pazze d’amore, pazze dal desiderio di ritrovare i nostri figli. Abbiamo rovesciato il significato dell’insulto di quegli assassini. A volte sono proprio i pazzi, insieme ai bambini, quelli che dicono la verità” affermano con forza. Dopo il golpe del 24 marzo 1976, le Madri argentine di Plaza de Mayo ebbero il coraggio di sfidare la dittatura, decise a ritrovare i figli scomparsi. Madri non più dei singoli figli ma simbolicamente di tutti i trentamila desaparecidos, non hanno smesso di fare della maternità un potere irrevocabile, capace di generare sogni, progetti, relazioni, in una straordinaria indicazione di pratica politica che va ben oltre la storia argentina. È intervenuto anche Carlos Eduardo Miranda che ha ricordato con dolore quel giorno in cui come operatore telefonico ha dovuto avvisare Generosa che la cercavano alla reception per poi essere rapita. Infine, un ricordo della sorella Rosa che ha detto: “era molto solidale con tutti, è un forte dolore quello che noi abbiamo dentro ma c’è anche consolazione per il ritrovamento dei suoi resti”. Onore alla verità che si è espresso con lo scoprimento di una targa d’onore tra le forti grida dei partecipanti che tra emozioni, ricordi, lacrime urlavano: “Generosa Frattasi, presente, ahora y siempre”.

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2 thoughts on “Desaparecida. La storia di Generosa Frattasi, vittima del regime dittatoriale argentino di Videla

  1. Scusate l’intrusione, ma vorrei sapere come Foglianise intende ricordare questa vittima della dittatura militare argentina?
    Facendo, come sempre, finta di niente?

    Mi piace

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