Parchi e riserve della Campania azzerati tutti i vertici. Scoppia la polemica

da Il Mattino.

Appena pochi giorni fa palazzo Santa Lucia, tramite l’Avvocatura, due di loro li aveva pure difesi davanti al Tar della Campania: perché ai giudici si erano rivolti gli ex vertici dei parchi regionali del Taburno e del Partenio furiosi contro l’avvicendamento deciso dalla giunta Bassolino del 19 febbraio scorso. Ricorso respinto. Ma ora, sorpresa, la nuova giunta regionale azzera i vertici di 9 parchi e 2 riserve regionali. Compresi i due difesi davanti ai magistrati amministrativi.
Decisione del 16 luglio ma ufficializzata nel bollettino regionale (Burc) pubblicato ieri. Ed è leggendolo che i diretti interessati apprendono la notizia della loro rimozione.
Non c’entra però, questa volta, lo sforamento del Patto di stabilità e i poteri concessi, dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ai governatori (che hanno trovato i conti in rosso) di annullarle. Quelli che hanno permesso, per intenderci, al governatore campano di cancellare due settimane fa ben 176 delibere di finanziamento e nomina firmate dopo il 31 luglio 2009, quando i limiti di spesa furono sforati.
In questo caso la giunta presieduta da Stefano Caldoro ha deciso di ricorrere al potere di autotutela perché i vertici dei parchi sono stati nominati nei 46 giorni antecedenti le consultazioni elettorali. E, quindi, non rientravano nei cosiddetti atti di ordinaria amministrazione sanciti dalla Corte costituzionale. In più, in questo caso, viene messa in dubbio anche la genesi della delibera firmata da Antonio Bassolino nel febbraio scorso. In pratica l’ex governatore, secondo la nuova giunta regionale di Santa Lucia, avrebbe sì nominato i vertici ma «risulta omessa la designazione da parte – è scritto nella delibera firmata da Stefano Caldoro il 16 luglio scorso – degli assessori al ramo e l’assunzione del prescritto parere della commissione consiliare competente sulla stessa». «Una proposta di nomina – viene specificato – non contemplata dalla predetta normativa di legge regionale».
Con queste motivazioni vengono quindi azzerati, di fatto, i vertici dei parchi regionali del Matese (Giuseppe Falco), di Roccamonfina e foce Garigliano (Raffaele Aveta), Taburno (Giovanni Moriello), del Partenio (Sabino Aquino), dei Campi Flegrei (Diego Giuliani), dei monti Lattari (Gino Marotta), dei Picentini (Anna Savarese), del fiume Sarno (Alessandro Nardi), della riserva del lago Falciano-foce Volturno (Amelia Caivano) di quella di foce Sele (Domenico) e del parco metropolitano di Napoli (Agostino Di Lorenzo). Con quest’ultimo presidente, paradossalmente, a cui era stata già revocata, ad inizio giugno dalla giunta di centrodestra, la nomina di proroga da dirigente esterno della Regione fatta sempre nel febbraio scorso.
Ora la delibera di sospendere le 11 nomine con decorrenza immediata «per scongiurare il pericolo di danni gravi ed irreparabili derivanti dall’adozione di atti di gestione da parte dei presidenti». E agli stessi viene chiesto che «si astengano dal compimento di atti di disposizione o comunque eccedenti l’ordinaria amministrazione. «Fermo l’obbligo dei presidenti insediatisi di garantire l’ordinaria amministrazione e l’adozione degli atti urgenti ed indifferibili fino alla nomina dei nuovi presidenti». Rimarranno sulle loro poltrone (ricorsi già annunciati, a parte) almeno per un po’ ma senza pieni poteri. A quando i nuovi vertici allora? A breve presumibilmente se nella stessa delibera si predispone l’iter per la nuova deliberazione «da sottoporre all’approvazione della giunta regionale».

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