Nel bel mezzo del Parco un altro monumento allo spreco e nessuno sa cos’è

di Antonio Caporaso

per Il Sannio Quotidiano.

Ormai si è capito, il Taburno risulta essere, per molti versi, una miniera di madornali e incomprensibili atti di mala gestione della cosa pubblica. Il caposaldo della snervante e deleteria amministrazione dell’area montana non è solo l’Hotel Taburno, che sembrerebbe comunque essersi indirizzato verso più rosee soluzioni, ma anche altri piccoli, forse grandi anzi mastodontici ed incomprensibili problemi. Poco distante dalla struttura alberghiera, infatti si trova una indecifrabile opera avvolta dal mistero, attorno alla quale si stanno costruendo le storie più assurde. Insomma, di una cosa si è certi, a crear miti e fantasionse deduzioni, nessuno riesce a battere gli amministratori del comprensorio del Taburno. L’alone di mistero che avvolge questo ammasso di ferro e cemento ha scatenato la fantasia di tutti e a parlar dell’opera si rischia di generare un vortice enigmatico di congetture. C’è chi vede in questa oscura, monumentale e assurda struttura una presunta cappella, fatta costruire dalla Comunità Montana del Taburno, di comune accordo con l’ente Parco Taburno-Camposauro, per celebrare le messe domenicali nel periodo estivo offrendo la possibilità, ai tantissimi turisti, di assistere al rito religioso. Ma c’è anche chi ha dato altre spiegazioni, più legate al territorio e alle prospettive di rilancio turistico; infatti per alcuni il mastodontico complesso sarebbe dovuto servire come punto di ristoro, in definitiva un chiosco all’aperto nel bel mezzo del bosco, in prossimità dall’arteria provinciale 140-Taburno che attraversa il massiccio e che viene per lo più usata dai turisti che vogliono trascorrere una giornata facendo il più classico dei pic-nic. Alle due ipotesi se ne è poi aggiunta una terza che vuole questo obbrobrio come un punto informazioni dell’area protetta. Insomma in qualunque modo si possa essere concepito questo mostro di cemento, resta il fatto che impatta con l’ambiente circostante in un modo vergognoso ed assurdo. Trovarsi, nel bel mezzo del bosco, tra gli alberi, un mausoleo di quasi dieci metri, in cemento armato, sicuramente non è la cosa migliore per sponsorizzare l’area protetta. La costruzione domina l’area da dieci anni; e da un decennio nessuno ha visto bene di dare spiegazioni o procedere con una significativa azione per il bene del verde circostante. Dei tanti modi in cui si è potuta vedere la struttura, nel passato, resta il fatto che oggi viene concepita in un’altra ottica: ritrovo di acqua piovana, o anche stagno artificiale nel quale hanno trovato vita e soggiornano in pianta stabile girini e rane. Questa ultima soluzione sicuramente non è stata nei pensieri di chi, negli anni d’oro della Comunità Montana del Taburno, concepì, molto superficialmente, l’opera. Non si può, in definitiva, pensare che il dispendio di denaro pubblico e la deturpazione dell’ambiente sia servita per creare un pantano artificiale in cemento armato con tanto di pensilina. E’ giusto anche dire che per qualunque attività fosse stata concepita la struttura, sicuramente poteva essere fatta avendo rispetto del verde circostante. Da qui alcune domande che chiedono risposte immediate: come si può creare un colosso in cemento armato nel bel mezzo di un bosco? Chi ha mai potuto concepire una cosa del genere? Chi l’ha permessa? E in definitiva: quanto è costato?

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2 thoughts on “Nel bel mezzo del Parco un altro monumento allo spreco e nessuno sa cos’è

  1. un’altra domanda:

    i nostri amministratori sono una proiezione di noi stessi nel sistema burocratico-amministrativo oppure, come spero, sono una deformazione in peggio della nostra realtà??

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  2. Risposte valide alle domande:
    1. Lo si può creare quando vige la norma del menefreghismo, quando si lavora solo per i soldi.

    2. Sicuramente a mettere la firma per iniziare i lavori sarà stata una persona che primo non ama il suo lavoro perché pensa solo ai soldi e da qui già si spiega tutto. Poi successivamente non ha la concezione dell’impatto ambientale.

    3. Un’opera alta una decina di metri spessa più di mezzo metro con una bella struttura in cemento armato sicuramente ha avuto bisogno di parecchi metri cubi di cemento portati da una colonna di betoniere che hanno impegato tempo e benzina per salire fin lassù. A voi le approsimazioni dei prezzi.

    E poi stiamo a lamentarci che Taburno viene sporcato dai forestieri che vengono la domenica….ma stiamoci zitti!

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