Parco del Taburno. L’inchiesta sui dispendi economici. La colata di cemento nel bel mezzo dell’area

di Antonio Caporaso

per Il Sannio Quotidiano.

Nuovi sviluppi in merito alla questione della struttura in cemento armato presente a pochi passi di distanza dal fatiscente ormai rudere che risponde al nome di Hotel Taburno. Il fatal enigma, più uovo di colombo per la verità, che ci siamo posti qualche settimana fa è stato risolto. Alla domanda pronunciata dai più: capella o chiosco? È arrivata la sperata risposta. Si tratta di una cappella. Insomma l’idea era quella di recuperare la vecchia e piccola chiesetta in tufo, dal significativo valore storico e votivo, che un tempo, durante vari periodi dell’anno, ospitava l’effige della ‘Madonna del Taburno’. L’intento, dell’allora governo montano, era quello di abbattere e ricostruire il piccolo edificio religioso; il lavoro rientrava nel finanziamento di oltre tre milioni di euro previsto per ristrutturare la struttura alberghiera poco distante. A questo punto, ben venga la volontà della Comunità Montana del Taburno, le azioni nobili e l’alto spirito di fede sono insindacabili, ma oggi quello che occorre è analizzare la veridicità dei fatti. Scartata l’ipotesi, avanzata ormai al pari di un mito greco visto l’eccedere degli anni, chiosco, sia esso area di ristoro o punto di informazione, resta valida solo quella della cappella, confermata dagli organi istituzionali. Ma come detto il fatto evidente è uno, che assolutamente non si distoglie da quello affermato meno di un mese fa: centinaia di milioni di vecchie lire, o se preferibile centinaia di migliaia di euro, buttati al vento per distruggere una cappella storicamente importante, quindi utile anche e soprattutto dal punto di vista turistico, e mettere in piedi una colata di cemento armato nel bel mezzo dell’area protetta. Il monumento allo spreco e alla mala gestione della cosa pubblica resta oggi malgrado tutto, anche se consideriamo gli eroici e amorevoli atti del principio, una pozza artificiale dove si annida acqua putrida nella quale hanno trovato dimora rane e girini (quando si dice ripopolamento!). Va bene che l’intento degli organi montani è quello di ripopolare della fauna originale il massiccio del Taburno, ma investire centinaia di migliaia di euro in cemento armato per permettere alle rane di riprodursi ci sembra alquanto esagerato. Una considerazione tragicomica resta da fare: proporre la Comunità Montana del Taburno per qualche guinnes dei primati con una semplice e chiara motivazione: aver saputo gettare al vento gli investimenti pubblici nelle aree montane. Battute a parte occorrerebbe porre fine alla questione e cercare di mettere mano ad una obbrobriosa presenza che altro non fa che deturpare l’ambiente vegetativo circostante. Un ultima domanda è doveroso porsi prima di chiudere: ma dove stavano le associazioni ambientaliste quando veniva tirato su quel colosso vergognoso?

Annunci

3 thoughts on “Parco del Taburno. L’inchiesta sui dispendi economici. La colata di cemento nel bel mezzo dell’area

  1. Voglio esprimerti tutta la mia stima:
    credo sia la prima volta che un giornalista della carta stampata denunci così apertamente la cattiva gestione delle nostre risorse naturali (perché le nostre montagne questo sono o potrebbero esserlo) da parte della Comunità Montana, ma ti invito a non fermarti qui e ad estendere il tuo raggio d’azione anche agli altri enti, in primis il Parco del Taburno. Su questo blog ci siamo spesso posti delle domande cui nessuno ha saputo rispondere: cosa sono quei “totem multimediali”? a che servono il maneggio e l’hotel? cosa sono quelle voci di bilancio incomprensibili che compaiono immancabilmente assorbendo ingenti fondi? oppure il motivo delle cifre faraoniche per la realizzazione dei rispettivi siti web…

    Mi piace

  2. Salve, sono Antonio Caporaso
    intervengo (forse sbagliando) non solo per ringraziarti del giudizione che dai al mio operato di giornalista (non sono qui per raccogliere glorie perchè penso che deve essere nell’attività quotidiana del giornalista denunciare le cose che non vanno, e allo stesso tempo lodare le iniziative positive), ma anche e soprattutto per rispondere alle tue domande…tutte le questioni che hai sollevato sono sempre state portate all’attenzione della pubblica opinione, da me e dal giornale per cui lavoro (IL SANNIO QUOTIDIANO)
    1-La questione Totem è stata trattata lo scorso anno con una inchiesta. non meno di un mese fa siamo ritornato sull’argomento perchè ci era stato garantito, dal governo del Parco, che nel giro di qualche mese i dispositivi multimediali entravano in funzione.
    2- Hotel Taburno. anche in questo caso abbiamo portato avanti una inchiesta che ha fatto svegliere dal torpore decennale le amministrazioni comunali interessate (Tocco e Bonea) che, proprio in conseguenza dell’inchiesta de Il Sannio Quotidiano, hanno chiesto un intervento definitivo a Regione e Comunità Montana. Ora dirameranno la gara di appalto per 900 mila euro (anche questo è stato portato a conoscenza a mezzo stampa e Il Sannio è stato il solo ad informare i cittadini). Sicuramente meno di un milione di euro sarà poco, infatti lo abbiamo denunciato.
    3- Maneggio del Taburno. sia le precedenti quattro giunte (Mortaruolo1,Principe, Mortaruolo2 e Giordano) oltre i due commissari e l’attuale giunta Sarchioto, possono ‘testiminare’ (l’ho metto tra virgolette e spero si capisca il motivo) che Il Sannio Quotidiano ha portato avanti anche in questo caso una inchiesta. In due circostanze i nostri articoli hanno messo in crisi le giunte della CMT. Siamo tornati sull’argomento la scorsa estate inchiodando la CMT sulla gestione della struttura e dimostrandoci solidali con l’associazione equestre ‘La Dormiente’.
    4- non meno di qualche settimana fa abbiamo anche denunciato la gestione dei fondi della CMT, reperiti con i tesserini per la raccolta funghi.Ottomila euro distribuiti, in un momento di crisi dell’ente montano, a varie associazioni di Sant’Agata de’ Goti, Bucciano e Vitulano.
    5- La questione dei bilanci e della gestione dei Prs. anche quella Il Sannio Quotidiano l’ha curata e denunciata con una inchiesta
    6- stiamo portando avanti una inchiesta su Terre del Taburno, il consorzio che riunisce (sulla carta) fino al 2011 i comuni di Campoli, Castelpoto, Cautano, Tocco e Apollosa, nella gestione dei servizi.
    COME SI VEDE IL SANNIO QUOTIDIANO E’ ATTENTO…ANCHE SE IN MOLTI LO DEFINISCONO SCHIERATO O INCONCLUDENTE!

    Mi piace

  3. Il Paese dei Farlocchi. Welcome to Legaland

    Welcome to Legaland, la regione che confina a ovest, nord e a est con l’Europa e a sud con la Terronia. Benvenuti nel luogo dove la cazzata diventa arte, dove, pur di piazzare simboli e uomini del Partito in pubblici uffici ed edifici si fanno salti mortali (e a volte immorali), dove si indicono concorsi, ma non si assume nessuno, dove la spartizione degli assessorati, e dei posti nei CdA delle aziende pubbliche avviene su base rigorosamente proporzionale, dove i tesserati del Partito sono così preparati che prendono 30 alle difficilissime prove scritte, ma poi, agli orali, si incartano, vanno un po’ nel pallone e ciccano miseramente… sai com’è, difficoltà con la lingua. NON si tratta dunque di concorsi “aggiustati” dagli amici degli amici, ci mancherebbe, (non sia mai) a Legaland siamo tutti onesti.
    Orsù quindi… benvenuti a Legaland, il paese dove si pagano consulenti per la sicurezza che non nulla fanno per il Piano Sicurezza, una moda già nota a certi vicesindaci senza collo che, da miseri segretari cittadini del Partito, pigliavano abbondanti rimborsi per gestire siti internet di ex astuti Vice Presidenti di Provincia. Venite tutti a Legaland, dove è facilissimo creare aziende a partecipazione pubblica (BRIXIA SVILUPPO) solo per metterci gli amici “irlandesi” e, nel tempo libero, “deportare” qualche zingaro.

    Molto prima di Carrocciopoli, Carrocciopoli esisteva già. A Legaland non si perde tempo. Qui, l’ente Provincia ha stanziato 300 mila euro in 5 anni per piazzare i cartelli in dialetto all’ingresso dei comuni (ma era un’altra amministrazione, altri omini Lega): “Ben riach a Polaen” (andate a vederveli i cartelli di Polaveno, paese d’origine dell’assessore Peli, casualmente zio di una tale vincitrice di un certo concorso pubblico annullato).
    Ed eccoci dunque a Legaland, il paese di farlocchi, dove i presidenti di Provincia vengono nominati dal segretario del partito (o da chi ne fa le feci), i sindaci dalle segreterie provinciali e via a scalare. Mentre gli esseri umani continuano a pensare che questa mandria di scrannofagi della domenica sia costituita prevalentemente da buzzurri, i suddetti occupano furbescamente i posti che contano, partendo dal basso: comuni, province, aziende a partecipazione pubblica, Regioni e Ministeri. La strada è quella percorsa anni fa dai veterodemocristiani col vezzo della raccomandazione o dai socialisti “arraffa&intasca” di Craxiana memoria. (Ah… Bottino Craxi, grande teorico e precursore dell’etica pubblica contemporanea).
    Welcome to Legaland, dove il “caso Adro” è solo la punta di un iceberg di merda che abbiamo volutamente ignorato per decenni. Un iceberg di merda che andava bene alla destra perchè portava i voti delle classi medio basse, alla Chiesa perchè “difendeva” le radici cristiane e alla sinistra perchè non la costringeva più a relazionarsi con gli “zotici” (che avrebbe dovuto difendere)… Come sempre: ottima strategia.

    Che tu sia benvenuto, o visitatore, a te diamo in omaggio le chiavi di Legaland, il paese dove si riempiono le scuole di simboli di partito (che però NON sono simboli di Partito), dove i difensori della cristianità, amichevolmente spalleggiati dai parroci cagasotto, inchiavardano i crocefissi alle pareti (solo croci però, senza Cristo… quello è un optional tarone e mezzo palestines). Scrive Don Mario Benedini sulla Voce del Popolo “crocefissi, murati, sulle pareti dell’edificio scolastico. Opera d’arte di padre Ruggeri, che ho ben conosciuto. Su quel crocifisso, manca il Crocifisso. Manca il corpo trafitto di Cristo Gesù. Manca l’essenziale. Anche se ai ragazzi potrà essere spiegato il simbolo del sole delle Alpi”. Ma i crocifissi non li aveva pagati la parrocchia? Ecco perchè il parroco è cheto e pacato… Ahi ahi ahi… quattro “Ave Maria” e cinque “Padre Nostro” per la figura de m…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...