L’Atlantide nostrana: il mito di ‘Terre del Taburno’. Avvolti nel mistero del consorzio anche l’autovettura in uso ai vigili e l’idropulitrice

di Antonio Caporaso

per Il Sannio Quotidiano.

Per secoli gli uomini, incontrando ed affrontando mille peripezie, hanno cercato, in ogni modo, di risolvere il mito dei miti: cercere il continente sommerso di Atlantide. E’ sembrato per molti versi una sfida impossibile, una storia fantastica. Eppure dopo millenni, ricerche inutili nei fondali marini o nei meandri oscuri della Terra, si è scoperto che Atlantide risulta essere vicino a noi, a pochi passi di distanza da Benevento, nel bel mezzo dell’area protetta del Taburno. Un mito messo a nuda e cruda realtà da cinque piccoli enti comunali. Ma si tratta realmente dell’Atlantide che tutti hanno, per millenni cercato, o solamente di una storia simile frutto della strana gestione della cosa pubblica? Sperando, nel fare questa premessa, di non aver offeso infiniti studi di ricerche storiche, ci troviamo costretti ad affermare che il mito del continente di Atlantide resterà tale per ancora parecchi lustri. L’Atlantide nostrana ha i contorni molto più realistici e sinceri di una classica italianata. La nostra storia non inizia certamente nella notte dei tempi, ma soli nove anni fa. Nel lontano 2001 gli enti comunali di Castelpoto, Campoli del Monte Taburno, Cautano, Apollosa e Tocco Caudio, deciso di unire le loro sorti in un’associazione battezzata, alla stipula del protocollo di intesa, ‘Terre del Taburno’. Da qui il nascere, il crescere e lo scomparire nel mistero. Scopo di tale azione amministrativa doveva essere quello di consorziare i servizi. ‘Terre del Taburno’ per i primi tempi è riuscita a muovere piccoli passi ottimamente dando vita ad un portale internet (negli ultimi periodi sparito negli abissi della rete, oggi addirittura inesistente); acquistando mezzi utili ai servizi consorziati e lanciando vari programmi nell’interesse dell’intera area. La convenzione tra gli enti, cessata nel 2006 è stata tacitamente rinnovata per altri cinque anni, quindi dovrebbe scadere nel 2011. Resta il fatto che, allo stato attuale, oltre i servizi di raccolta differenziata, nulla viene più compiuto in maniera unanime. Addirittura la cooperazione tra le realtà locali e divenuta un grattacapo per le stesse. Voci di corridoio, non troppo tali per la verità, dicono che addirittura l’associazione dovrebbe ancora versare diecimila euro all’azienda che aveva venduto al consorzio l’idropulitirce, mezzo a sua volta avvolto dal mistero. Tutt’ora, infatti, l’idropulitirce risulta essere una figura mitologica, un aggeggio mai vista, se non di sfuggita, per le strade dei cinque comuni. Proprio per risolvere questo increscioso e oneroso problema, sembrebbe essere stato organizzato per martedì un summit tra i sindaci dei cinque comuni. Scopo della riunione sarà quello di risolvere la questione dell’ingente esborso economico, che per ora graverebbe su Castelpoto in qualità di paese capofila del progetto. Sempre secondo le indiscrezioni, gli unici enti ad aver dato la loro fetta dei diecimila euro sono stati lo stesso Castelpoto e Tocco Caudio. C’è da aggiungere che l’idropulitrice, oggetto della discordia tra gli enti, oltre a non essere mai entrata in funzione a pieno regime, è ferma per via di guasti meccanici. Insomma mistero nel mistero. Ma ‘Terre del Taburno’ aveva consorziato anche il servizio della ‘Polizia Muncipale’. A tal proposito l’associazione si era vista assegnare, grazie ad un progetto andato a buon fine, anche una autovettura: oggi ferma in stato di abbandono nel deposito comunale di Campoli del Monte Taburno. La vettura, che conta all’attivo o al passivo (decidete voi come considerarli) solo meno di quattromila chilometri, è impossibilitata a circolare per un semplice motivo: i cinque enti comunali non garatiscono la copertura della rata assicurativa e le altre spese quotidiane. Insomma in tutto questo si registra il fallimento di un interessante azione amministrativa congiuta nel bene del territorio.

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