Suor Attlia Pastore: ‘ecco cosa abbiamo realizzato in Guatemala’

di Nicola Mastrocinque

per Realtà Sannita.

Suor Attilia Pastore è ritornata dopo tre anni in terra natìa. E’ una religiosa dell’ordine Francescane di Sant’Antonio, umile, di piccola statura ma immensa grandezza per dedizione ed attenzione agli ultimi. E’ denominata dagli indigeni “Madre Teresa”, per i suoi tratti somatici.

Suor Attilia quali sono i problemi attualmente più impellenti in Guatemala?
Tra i problemi evidenti la povertà, il diritto allo studio, le emergenze sociali, in particolare l’alcolismo e la droga nelle poche famiglie ricche e la violenza di ogni genere. Ad aggravare le difficili condizioni di vita anche le calamità naturali che hanno provocato molti danni. La lava e le pietre dell’eruzione vulcanica hanno sventrato i tetti delle misere capanne e anche la casa del presidente non è stata risparmiata. Due alluvioni hanno spazzato via le case fatiscenti, costruite dai poveri con terra, cartone e lamiere.

Perché tra le popolazione del Centro America viene chiamata “Madre Teresa”?
Solo per la mia somiglianza con la grande religiosa, io non sono una santa, una suora al servizio degli ultimi. Mi alzo alle cinque del mattino tutti i giorni, nel corso della giornata, un’auto mi viene a prendere, cerco i viveri per i bambini e solo qualche famiglia ricca dona il denaro. La moneta ufficiale è il quetzal.

E’ rimasta l’unica suora della missione, aperta nel 1970. Continua a seminare amore speranza e mostrare il volto della Carità? Dove trova la forza per alleviare gli indigenti e gli ultimi?
Con l’aiuto della Madonna del Carmine. Prima che io partissi per la missione la Madre del Signore che è apparsa per 50 anni ad una veggente, aveva predetto che non avremmo avuto problemi per affrontare le difficoltà e i rischi della missione. Adesso sono la suora più anziana.

Quali furono le sue consorelle che vollero intraprendere con lei la diffusione del Vangelo in Centro America?
Il 4 novembre del 1970, io insieme alle religiose Colomba Pace, Mercede Panza e Agnese Lanzillo, giungemmo in Guatemala, accompagnate dalla Madre Generale Suor Celina Labagnara, originaria di Guardia Sanframondi. Fummo accolte in aeroporto dal Vescovo Angelico Melotto e dal Padre francescano Demetrio Miolli, arrivato un anno prima di noi in missione.

Quali sono le immagini rimaste impresse nella sua memoria quando calpestò la prima volta la terra del Guatemala ?
Ricordo ancora l’immagine di mille bambini con i genitori, infatti la popolazione era composta dal 90% di indigeni, con le bandierine del Papa sventolanti. Siamo state accolte in una misera casa, senza porte e finestre, in Sant’Antonio Suchitepéquez. Con l’aiuto della Provvidenza e della Madonna abbiamo gradualmente aggiustato e trasformato in un istituto l’abitazione per aiutare i bambini, che vengono abbandonati subito dopo il parto dalle madri e quanti vivono nella miseria.

Nel corso del tempo la missione ha dato i suoi frutti. Quante case di accoglienza e di spiritualità sono state aperte
Abbiamo aperto 9 case di accoglienza e spiritualità, di cui 8 in Centro America ed una nel Pananà.

Le vocazioni religiose nel Centro America sono in aumento o in decremento?
Inizialmente sono state molte ragazze a seguire il Signore, adesso c’è una diminuzione nel Centro America, causata dalla cultura del nostro tempo.

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