Foglianise. Come si viveva il Natale in quel lontano 1927

di Nicola Mastrocinque

per Realtà Sannita.

Scorrendo le pagine del “Cronicon Parrocchiale” ingiallite dal trascorrere del tempo, scritte dall’indimenticabile Don Giacchino Pedicini (1883-1980), dal 1919 al 1930, riemergono i valori di un Natale diverso, immerso in una dimensione spirituale diametralmente opposta alla logica consumistica imperante nell’èra globalizzante.
Il “Pastore delle Anime” della Parrocchia di San Ciriaco annota nel 1927, la preparazione alla festività, a tal proposito riporta:” Fu preceduta dal novenario fatto di buon mattino, malgrado il freddo intenso e la neve caduta la domenica precedente e poi le abbondanti piogge, cadute dopo quasi un anno di persistente siccità. La mattina di Natale dopo cantato un sol notturno dell’ufficio dai confratelli di S. Anna, fu portato il Bambino al presepe e poi vi fu il discorso, seguito da una sola messa, che fu cantata. Lo scrivente disse la seconda messa a S. Maria e dopo la messa portò la statua di S. Lucia alla cappella di Barassano. La terza messa fu pure cantata”. Dalle testimonianze di uomini e donne della cosiddetta terza ètà, custodi del patrimonio identitario e religioso della comunità riaffiorano i ricordi indelebili, legati alla novena di Natale, celebrata dal 16 al 24 dicembre nella chiesa di S. Anna.
I fedeli, intanto, si preparavano spiritualmente alla nascita del “Principe della Pace”, partecipando alla novena che si celebrava alle 5.30, nonostante le inclementi condizioni atmosferiche giungevano dalla campagna e dal paese, illuminati da lanterne ad olio, da tizzoni ardenti o da “cannaucci”, per rischiarare le ombre della notte.
La tradizionale novena di Natale veniva eseguita da Nicola Palladino, detto “u cecatu”, perché privo della vista, sia nelle campagne che nelle abitazioni del paese, preceduta dalla consegna dell’immagine della Sacra Famiglia di Nazareth.
Il suono inconfondibile dell’organetto di Nicola, accompagnato dai figli Celestino, Angelo ed Elisabetta, immergeva i credenti nella “Luce del Mistero”. I cantori della tradizione eseguivano il brano “ Tu scendi dalla stelle”, con una variazione tipicamente foglianesara, dal 16 al 23 dicembre. La prime due strofe sono quelle scritte da Sant’Alfonso Maria de’ Liquori (1696-1787) con l’aggiunta delle seguenti parole: “E la nuvena che simu cantatu la nascita di Gesù si è presentata Immacolata, in cielo e in terra sia nostra avvocata”. Le note degli zampognari che risuonavano dolcemente nei casali, negli angoli più suggestivi del centro storico, eseguite da Giovanni Izzo ed Alfonso Api, nonchè la melodia del violino di Gennaro Viglione sublimavano la letizia per la spasmodica attesa di Gesù.
Nella Chiesa del SS. Corpo di Cristo veniva allestito un meraviglioso presepe del ‘700, realizzato con pregevoli pastori, ammirato in particolare dai bambini, dagli adulti e dagli abitanti della Valle Vitulanese, per la sua incomparabile bellezza.
Nella società a struttura semplice, in uno spaccato rurale ed artigianale dominavano nella scala valoriale le tradizioni religiose nella famiglia patriarcale. Il pomeriggio della Vigilia di Natale era atteso con trepidazione, già intorno alle 14.00, i lavori s’interrompevano, per prepararsi alla grande cena. Prima di sedersi intorno al desco domestico la recita del Rosario, in religioso silenzio, introduceva la famiglia ad accogliere il “Figlio di Dio”, nato nella mangiatoia di Betlemme. S’intonavano alcune strofe del canto “Tu scendi dalle stelle” o del brano musicale “Quannnu nascette Ninno”. Sulla tavola imbandita s’alternavano varie pietanze. Si consumava per antipasto la cosiddetta “Spugnata”, preparata con baccalà, broccoli di cavolo, cavolfiore ed uva passa. Il primo piatto invece, era gli spaghetti o vermicelli al sugo di anguille o con le alici, seguito dal capitone arrostito o al sugo, baccalà fritto o in bianco con cavolfiore lessato, peperoni imbottiti. Non mancava la frutta tra cui fichi secchi, noci, castagne, mandarini, arance, ed al termine un pezzo di torrone, il dolce natalizio per antonomasia. I fedeli poi andavano alla “Messa di Mezzanotte”, altri devoti preferivano recarsi la mattina per partecipare alla funzione religiosa. Nel pranzo di Natale tra le portate era previsto anche il cappone, cucinato con modalità diverse. La sera si partecipava alla benedizione eucaristica, si osservava il presepe allestito nella Chiesa di Sant’Anna. Davanti alla struggente grotta si scambiavano gli auguri con semplicità in un clima di fraternità.

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