L’originalità del pittore Luciano Caruso

di Nicola Mastrocinque

per Realtà Sannita.

Nel novero dei figli illustri, venuti alla luce in Foglianise, merita di essere rievocata la figura dell’artista Luciano Caruso. Egli nasce il 18-03-1944, alle 2.15, in Vico Grande 13, da Pedicini Maria Grazia, casalinga e da Antonio, Sottoufficiale della Regìa Marina.
La famiglia Caruso si trasferisce dopo qualche anno in Napoli. Nella città partenopea Luciano matura le prime esperienze artistiche.
L’incontro con il Gruppo 58, promosso da Mario Colucci, per raccogliere nel contesto socio-culturale i nuovi fermenti, enucleati nel manifesto per Napoli, rappresenta una nuova tappa per i suoi testi scritturali.
Laureato in estetica con una tesi su ”La poesia figurata nell’Alto Medioevo”, è stato redattore di imporanti riviste d’avanguardia, promotore di eventi culturali. Caruso è stato artefice di gruppi culturali come “Continiuum”, o “Le porte di Sibari”.
L’artista foglianesaro amplia i suoi orizzonti e raccoglie l’avvincente sfida del 1958, evidenziata nel manifesto, in cui è asserito“chiudere il tormentoso rubinetto dell’inconscio e di gettare un ponte tra il presente della nostra civiltà spirituale e l’origine, dimostrando quanto questa civiltà sia ancora capace di cantare con semplicità le albe primordiali pulsanti nella memoria del suo sangue”.
Il confronto con i poeti Stefano Maria Martini in Napoli e successivamente con Emilio Villa e Mario Diacono nella capitale, segnano il suo straordinario percorso poetico-artistico.
Il suo primo libro-opera risale al 1965. Da “Il gesto poetico”, antologia della nuova poesia d’avanguardia (Napoli 1968), emerge la creatività di Luciano Caruso, contaminata da forme di espressioni artistiche del tutto inedite. La riscoperta negli antichi testi visivi, mutuati dai carmi figurati tardi-latini, ridesta l’attenzione della poesia contemporanea, incisa su materiale variegato. Sui fogli intonsi, strappati, con una scrittura manuale, rispettata, a volte manomessa con cancellature o macchie, assembla oggetti estranei, raccontando la realtà mutevole, il sogno, la tragedia e il futuro.
Il binomio poesia e tecniche pittoriche, arricchito dalla presenza di foglie, di cortecce, di corde, impone una profonda riflessione alla sezione libri-opera, esemplari unici nel proprio genere, che hanno radici nella sua permanenza a Napoli. Caruso nei quartieri poveri ed abbandonati, attraverso la cultura e l’impegno politico, avverte la crisi dell’arte e della poesia. Per fronteggiare la crescente insoddisfazione alle problematiche evidenti, insieme ad altri compagni di viaggio, intraprende i sentieri della rinascita culturale e sperimenta nuove tecniche che applica in maniera mirabile alla sua produzione artistica.
Le tracce indelebili dell’esperienza parigina, risalente agli anni ’70, dell’uso del procedimento analogico, riflesso della cultura surrealista, intrisa della positività della “lettera”, liberata della parola, incidono profondamente nell’elaborazione dei libri-opere.
Con la scrittura sul rame e sul piombo, sulla foglia d’oro, l’utilizzazione delle tecniche del collage, della tempera, della china, degli inchiostri vegetali su carta, di sassi, del legno e del ferro, ha rappresentato uno spaccato della realtà contemporanea nel secolo breve, in 60 mostre personali.
Ricordiamo solo il titolo di alcune opere: “Libro di Musica litogrammi” Napoli, 1971-1975, “Epigrafe monca”, Firenze 2000,”In ogni desiderio”, Firenze, 1996-2000.
Nel 1995, il Museo di Villa Pignatelli in Napoli, ha esaltato l’artista in una grande antologia.
Tra le numerose iniziative a cui ha profuso il suo impegno e professionalità dobbiamo ricordare la realizzazione nel 1989, di concerto con la Biblioteca Nazionale di Firenze, della mostra “Far libro. Libri e pagine d’artista in Italia, 19955-1998”. Luciano Caruso, nel 2002 promuove e cura la mostra “Alfabeto in sogno”, allestita in Reggio Emilia. Nel novembre del medesimo anno, nel corso della presentazione di cinque suoi volumi, nella manifestazione “Scritture in viaggio”, che ebbe luogo nel Palazzo di Serra Cassano a Napoli, rivede i suo vecchi compagni con i quali aveva impresso le sue orme nel lungo viaggio nell’affascinante mondo dell’arte. Egli muore nella città del Sommo Poeta Dante Alighieri, il 16-12-2002, all’età di 68 anni.

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