Monsignor Francesco Pedicini e la fine di un… Regno

di Gabriele Pastore

per Il Sannio Quotidiano.

È il 3 febbraio 1859. Monsignor Francesco Pedicini, Arcivescovo di Bari, nel palazzo dell’Intendenza, celebra alle due del pomeriggio le nozze dell’ultimo re del Regno delle Due Sicilie, Francesco II con Maria Sofia Amalia di Baviera, sorella di Sissi imperatrice d’Austria – Ungheria.
È lo storico napoletano De Cesare nel suo volume “La fine di un regno” a ricordare l’episodio: «Alle due tutto era pronto per la cerimonia. Nel salone del palazzo era stato innalzato un altare con l’immagine della Vergine Immacolata, e un trono in velluto, ricamato in oro per i Sovrani. Ai lati del trono, le sedie per i principi e gli arciduchi. Le autorità, i vescovi, i personaggi ufficiali stavano tutti al loro posto. Entrata nel salone la famiglia reale, tranne il Re, gli sposi furono fatti sedere su due sedie, collocate di fronte all’altare. Monsignor Pedicini, assistito dai canonici metropolitani e dai palatini, celebrò la messa, fece un discorso d’occasione agli sposi e li benedisse con l’acqua santa. Poi fu cantato il Te Deum, durante il quale le navi da guerra fecero le loro salve, e le bande musicali suonarono l’inno borbonico. Compiuta la funzione, alla quale conferì maggiore solennità la benedizione papale, mandata per telegrafo da Pio IX, la famiglia reale rientrò nei suoi appartamenti.».
Mons. Pedicini era stata nominato da poco arcivescovo di Bari. Come scrive il prof. Vincenzo Robles nel suo volume sul Vescovo di Foglianise «Pedicini non fu certamente un patriota, non fu un entusiasta del nuovo ordine, ma non fu nemmeno un oltranzista difensore del vecchio ordine». Ma nel clima di denunce e sospetti creato dallo scontro ideologico e politico tra le posizioni anticlericali e il Magistero della Chiesa, subì, dopò la celebrazione delle nozze reali, l’allontanamento dal suo incarico pastorale per lunghi anni. Pio IX nel 1854 lo aveva nominato vescovo di Monopoli, sede suffraganea di Bari. Come sottolinea Robles, la sua nomina venne prima da Ferdinando II, che aveva assistito ad una sua predica a Sant’Agata de’ Goti, e poi dal Papa «ma non fu – scrive lo storico barese – se non uno dei più dei 100 vescovi inviati in quelle diocesi che erano di regio patronato». A tale onore il giovane sacerdote, ritenendosene indegno, rinunciò, e solo su imposizione papale accettò dopo otto mesi di riluttanze. «E dopo circa otto mesi – scrive il Pedicini – mi presentai dall’Immortale Pontefice Pio IX, e lo supplicai ancora una volta, perché mi lasciasse coltivare la piccola vigna che erami toccata in sorte nel mio piccolo paese. Ma quel Pontefice dall’anima grande: – Va, mi disse, che io ti mando, e mi benedisse. Ed io non feci che ripetere le parole di Maria all’Angelo Annunziatore: Fiat mihi secundum verbum tuum: si facci in me e di me, la volontà del Signore manifestata per mezzo del suo Vicario. Ed il giorno solenne della SS. Annunziata del 1855 la Chiesa di Monopoli mi riconosceva per suo pastore». A Monopoli fece elevare le fondamenta del Seminario, ne ordinò le scuole con nuovi professori e Cattedre. Morto Mons. Clary, reggente di Bari, Pio IX ancora una volta posava il suo sguardo su Francesco Pedicini nominandolo Primate delle Puglie con queste parole di encomio: «Un Arcivescovo dottissimo, qual era il Clary, non può essere sostituito in Bari che da un dottissimo Vescovo qual è Monsignor Pedicini». Scrive nel 1858 in una lettera indirizzata ai familiari di Foglianise: «Il mio viaggio è stato felicissimo e la giornata dell’ingresso qui in Bari nella vigilia dell’Immacolata Concezione fu serena e tranquillissima, quantunque un immenso popolo fosse uscito ad incontrarmi ed io fossi entrato a cavallo con piviale e mitria tra un mare di popolo curioso, tra suoni, tra il frequente rimbombo dei cannoni e preceduto da numeroso clero in processione non è una bella cosa: ma grazie al Signore, tutto riuscì felicemente e stamattina celebro la prima messa pontificale, coll’intervento di tutte le autorità e fo la prima predica. La Vergine Immacolata, cui è sacro questo giorno, voglia sempre assistermi e ottenermi da Dio le grazie necessarie per poter giovare a questa vasta diocesi». Da questa sede nel 1861 «il Santo Vescovo – scrive un altro storico Padre Isidoro Numis – sospirando, prendere la via dell’esilio, che era del resto la via di tutti i Vescovi, fedeli al loro santo programma, in quell’epoca di persecuzioni e di lotte anticlericali quale fu il ’60». Lo accolse Foglianise, il paese dove era nato il 27 gennaio 1813 da Giovambattista e Rosa Palumbo nel casale Leschito. Qui ritrova i suoi affetti, i luoghi cari che celebra con calde parole: «Bella è l’Italia, giardino d’Europa, ma il suo fiore più gentile ed olezzante è per me la mia Foglianise, quel piccolo lembo di Paradiso, ove aprii gli occhi al sole, ove, ancora piccolino, balbettai per la prima volta, i Nomi Santissimi di Gesù e Maria». Nel suo paese si fa seguire dal suo Vicario Generale ed organizza una Curia per governare, dai piedi del bel San Michele Arcangelo, la sua vedova Archidiocesi che lo rivedrà soltanto nel 1867. Il 6 giugno 1886 Monsignor Francesco Pedicini muore a Bari presso la Casa dei Missionari del Preziosissimo Sangue, per i quali aveva fatto erigere una Chiesa in onore di San Rocco. Scrisse a tal riguardo Leone XIII: «è morto l’ideale del Vescovo secondo il cuore di Dio». Negli ultimi momenti della sua vita invitò chiunque gli stava accanto di salutare la cara Foglianise. “Il piccolo Vaticano” come fu definita negli anni dell’esilio. A distanza di un secolo e mezzo dalla morte, la sua comunità vuole riscoprire e valorizzare «il suo messaggio, la sua spiritualità, il suo coraggio, la sua testimonianza e la sua genialità» come si esprimeva in occasione su una conferenza su Mons. Pedicini, Don Emilio Matarazzo, altro illustre cittadino di Foglianise. Vescovo di profonda cultura, ebbe tra i suoi allievi il Cardinale Camillo Mazzella, che onorò la Chiesa con la sua alta dottrina e con la sua grande pietà, collaboratore di Leone XIII per la stesura dell’enciclica “Rerum Novarum”. Attorno alla figura di mons. Pedicini si vuole anche rivivere il difficile rapporto tra la Chiesa e in nascente Regno d’Italia anche con la partecipazione del vaticanista de “Il Giornale” Andrea Tornielli che inizierà da Foglianise il tour di presentazione della sua ultima opera “La fragile concordia”. Stato e Chiesa in centocinquant’anni di storia italiana. Una luce ulteriore sulla figura di Francesco Pedicini nell’Italia Unita sarà apportato dal contributo di Vincenzo Robles, docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Foggia.

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