Scarinzi: ”Lascio dopo tante soddisfazioni. Ai ragazzi serve passione”

da Sannio Calcio.

Luca Scarinzi, quarantadue anni e non sentirli, uno degli ultimi alfieri di un calcio ormai lontano, al termine di questa stagione ha annunciato il proprio ritiro dalla pratica di questo sport. Il forte difensore, appese le scarpette al chiodo, non ha comunque intenzione di abbandonare il mondo del pallone, cosa impossibile per uno come lui, ricoprendo il ruolo di Direttore Sportivo per l’F.C. Foglianise. La redazione di Sannio Calcio ha raggiunto telefonicamente Scarinzi, in ferie per un meritato riposo, il quale ha rilasciato la seguente intervista.

Ciao Luca, al termine di questa stagione hai annunciato il tuo ritiro dal calcio giocato. Per una persona come te, che si nutre di pane e pallone, quanto è stata dolorosa questa decisione?
Salve a tutti. La mia decisione è stata a dir poco soffertissima, in quanto abbandonare uno sport praticato per oltre venti anni, la passione di una vita, è dura. I problemi fisici, dovuti anche ai nuovi campi in sintetico, mi hanno portato a questa scelta. Avrei potuto continuare a giocare, nonostante i miei quarantadue anni, ma farlo con acciacchi mi avrebbe esposto a figure non degne della fama che mi sono guadagnato durante la mia carriera.

Tu hai cominciato a giocare oltre venti anni fa, quanto e come è cambiato il calcio da allora?
Tanto, sia dal punto di vista umano e dei valori, che sotto l’aspetto tecnico. Oggi, cercando di coinvolgere qualche ragazzo, la prima cosa che ti senti rispondere è “quanto mi paghi?”; una volta, invece, indossare la maglia della squadra del proprio paese era un motivo di vanto. La prima volta che ho disputato una partita con la divisa del Vitulano, mio paese di origine, è stata un’emozione indimenticabile. Purtroppo ci si è dimenticati che si tratta di calcio dilettantistico, bisognerebbe tornare indietro. Anche sotto l’aspetto tecnico le differenze sono notevoli: una volta si prediligeva un calcio più fisico, mentre oggi si dà maggiore spazio allo spettacolo. Ai miei tempi, non c’era neppure un settore giovanile: si giocava per strada. I ragazzi di oggi non hanno stimoli in questo senso, spero di crearglieli trasmettendogli la mia passione. Ora non esiste che un ragazzo faccia sacrifici, eppure le strutture e i modi per riuscire ci sono, basti pensare alle regole sui “fuoriquota”. Confido di fargli capire che indossare la maglia del proprio paese sia un orgoglio.

Quali sono i rammarichi più grandi e le gioie più belle legate alla tua carriera di calciatore?
Per quel che riguarda i rammarichi, il più grande è legato al fatto che avrei potuto ambire a qualcosa in più. Ho vinto svariati campionati, ma per motivi di lavoro non mi sono mai potuto misurare con categorie superiori. Qualcuno mi ha anche offerto di giocare a livelli più alti, ma come ho già detto non mi è stato possibile. Il mio primo presidente, Renato Pedicini del Vitulano, diceva che “bisogna essere professionisti tra i dilettanti”, a me dispiace di non poter essere stato un “professionista tra i professionisti”. Le gioie, invece, sono tante: il campionato di Prima Categoria vinto con il Vitulano, di cui io ne ero il capitano. E’ per me motivo di vanto anche il fatto che, quando vado in paesi in cui ho giocato, la gente si ricorda ancora di me in maniera positiva. Un altro bel momento è arrivato poco tempo fa, in occasione dell’amichevole disputata con il Benevento. In quell’occasione, Nicola Taglialatela disse a Galderisi, riferendosi al sottoscritto, che un tempo ero il difensore più forte in circolazione e che lui non era mai riuscito a portarlo in una propria squadra.

Parliamo un po’ della tua nuova avventura, quella da Direttore Sportivo: come mai non hai preferito diventare allenatore?
Ad essere sincero, avevo avuto anche delle richieste in merito, ma ho preferito declinare. Sono stato contatto anche da altri paesi per svolgere il ruolo di tecnico, ma ho voluto intraprendere questa nuova avventura per cercare di costruire qualcosa di buono nel mio paese, Foglianise. Allenare nella mia comunità, al tempo stesso, mi sarebbe stato difficile, visto che mi sarei trovato a dover gestire un gruppo di amici, cosa per me non semplice. Per come sono io, non avrei affrontato al meglio la situazione. E’ stata questa, tuttavia, una scelta momentanea: potrei farlo in futuro, ma di certo non ora.

Cosa bolle in pentola per la prossima stagione?
In cantiere ci sono vari progetti, ma rimanendo sempre un “animale da campo” preferisco non fare proclami o illudere la gente. Quest’anno getteremo le basi per il futuro. In due o tre anni, conto di riuscire a creare una rosa quanto più possibile foglianesara, cercando di far emergere qualche giovane. Ho molto a cuore il progetto inerente ai giovani, considerato che nel recente passato è stato un po’ trascurato, poiché sono sempre meno gli “enfant prodige” che la nostra zona sforna. In pentola c’è qualcosa che bolle, ma non voglio fare nomi. Posso dire, però, che siamo alla ricerca di un allenatore in grado di valorizzare i ragazzi, anzi colgo l’occasione per salutare il nostro tecnico, Pasquale Carafa, che quasi certamente non sarà riconfermato. Di sicuro cercherò di far restare a Foglianise i calciatori più rappresentativi, come i fratelli Goglia, Lorenzo Tommaselli, Mario Pastore, Terlizzo e giovani di belle speranze quali Pirozzolo e il portiere Stefano Scarinzi, che davanti a sé ha un grande futuro. Arriverà anche qualche elemento che ci aiuterà a maturare. Ripeto, comunque, che io mi pongo come obiettivo quello di far crescere i ragazzi come calciatori, ma principalmente come uomini.

Grazie Luca, buone vacanze e a presto.
Grazie a voi, ma se mi consentite vorrei rivolgere un grazie anche a tutti i compagni di squadra che ho avuto, a tutti i miei avversari, alla mia famiglia, con mia moglie prima, e le mie figlie poi, che mi hanno sempre sopportato in questi anni. Alla prossima.

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