L’Unesco premia Benevento, una terra dalla storia millenaria

da L’Occidentale.

Una città sospesa tra storia e leggenda. Lì, tra il Monte Taburno e la valle del fiume Sabato si snoda una storia millenaria, fatta di epiche battaglie e racconti di streghe. Benevento è una città che narra una storia senza fine, passando per popoli come gli osci, i sanniti, i longobardi, i romani, i visigoti e per nomi come Augusto, Adriano, Gavio Ponzio, Belisario e Carlo Magno. Qualcuno, oggi, vorrebbe relegarla a rango di città “prevalentemente agricola”. Invece, Benevento è una città “prevalentemente mitica”.
Terra di grandi condottieri, di “meddix” e forche caudine, ma anche di portentosi vini, persistenti olii e allevamenti immensi. È la storia di un popolo che pur subendo tante dominazioni ha sempre mantenuto la propria dignità ed è proprio per questo che la storia di questa città si lega, inscindibilmente, all’enogastronomia di un certo livello; perché nulla si ottiene senza sudore e sacrificio e la terra riserva i prodotti migliori solo ai più tenaci.
Benevento e la sua provincia offrono tutto ciò che su una buona tavola (frugale, ma nello stesso tempo ricchissima) non può mancare; il potente aglianico di Torrecuso, l’olio di ortice prodotto a Casalduni e Guardia Sanframondi, il prosciutto di Pietraroja, il pecorino di Vitulano, l’agnello laticauda di Santa Croce del Sannio. E, ancora, il cinghiale di Dugenta, la salsiccia rossa di Castelpoto e i funghi porcini di Cusano Mutri. Per finire con il torrone di San Marco dei Cavoti, il maiale nero di Morcone e di Faicchio, il caciocavallo di Castelfranco in Miscano. Solopaca, Cerreto Sannita, Paupisi, Sant’Agata dei Goti, tutti comuni famosi per la loro storia e i loro prodotti.
Una terra che offre storia, cultura e gusto; una terra prima maltrattata (basti pensare che durante l’avanzata garibaldina interi paesi, come Casalduni, Pontelandolfo e Campolattaro furono distrutti e dati alle fiamme) e poi dimenticata; una terra che avrebbe bisogno solo di essere conosciuta di più, apprezzata e fatta diventare meta fissa, tappa obbligata dei tanti turisti che giungono in Campania.
Ora ci prova l’Unesco, riconoscendo (finalmente) la Chiesa di Santa Sofia patrimonio dell’umanità. Si tratta di una Chiesa che si trova proprio al centro di Benevento; un edificio longobardo risalente all’anno 760 e che conserva ancora tutto il suo fascino, con la pianta stellare e la disposizione dei pilastri a forma esagonale. Un riconoscimento tanto atteso e che si spera possa essere solo il primo di una lunga serie. Sì, perché a pochi passi da questa meravigliosa Chiesa ci sono l’Arco di Traiano (risalente addirittura al 114 d.C), il Teatro Romano (costruito sotto l’imperatore Adriano nel 126 d.C.); il Duomo, sorto nel 780 con facciata in stile romanico e campanile gotico e, infine, la Rocca dei Rettori, un edificio che fu militare sotto i sanniti, termale con i romani e religioso con i monaci benedettini.
Ecco, tutto questo – e tanto ancora – è Benevento; città di storia, vino, guerrieri e liquori; città che resta lì, sorniona, che attende il suo momento e non si mette in mostra, ma che si fa scoprire a poco a poco. Il Sannio, una terra che ha tanto da offrire, una terra che ha i suoi tempi, scanditi, ordinati e che (soprattutto in questi periodi) ha le strade pulite. Lontani dal frastuono, in Campania, ci sono luoghi dove poter ritemprare corpo e spirito. E quando da domani sentirete qualcuno parlare con sufficienza di Benevento, consigliategli di mettersi a studiare: di aprire qualche libro, assaggiare qualche prodotto tipico e odorare i profumi che questa terra offre. Rispondetegli citando lo scrittore britannico Edward Hutton, il quale, dopo aver compiuto lunghi viaggi in Italia e all’estero, lasciò scritta ai posteri una semplice frase: “Nulla in Italia è più antico di Benevento”.

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One thought on “L’Unesco premia Benevento, una terra dalla storia millenaria

  1. Senza dimenticare il famosissimo maiale di Ceppaloni, che nessuno al mondo vorrebbe avere e purtroppo ce l’abbiamo noi.
    Oppure gli sciacalli del Taburno, animali più unici che rari che si nutrono di fondi europei.
    O la nota volpe rubagalline, tipica delle nostre zone, singolare animale che si crede furbissimo invece è uno zotico ignorante.

    Sveglia!
    Sono passati secoli e millenni dai gloriosi fatti sopra riportati, peccato che nel frattempo la situazione sia leggermente cambiata.
    Dobbiamo continuare a crogiolarci in queste masturbazioni mentali o possiamo cominciare a immaginare e costruire un futuro senza animali strani?

    Mi piace

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