L’Atletico Foglianise entra a far parte del Centro sportivo italiano

di Antonio Caporaso

per Il Sannio Quotidiano.

Prosegue con grande interesse e straordinario successo l’avventura sportiva dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Atletico Foglianise. Dallo scorso 15 febbraio la realtà agonistica locale è affiliata al Csi (Centro Sportivo Italiano), uno dei maggiori enti di promozione sportiva a carattere nazionale, riconosciuto dal Coni.
Nel progetto di crescita, a cui mira l’Associazione, questa affiliazione intende aumentare l’offerta formativa e didattica degli iscritti, grazie ai numerosi eventi e manifestazioni che il Centro Sportivo Italiano organizza ogni anno per i propri affiliati, e non solo, in ambito calcistico ma anche ad indirizzo poli-valente-multisport.
In più è uno tra i pochi enti che organizza periodicamente corsi di aggiornamento per istruttori, tecnici ed educatori sportivi; da qui la scelta dell’Atletico Foglianise di far parte di questa grande famiglia che è il Csi. Il Centro Sportivo Italiano è la più antica associazione polisportiva attiva in Italia. Ha festeggiato quest’anno il suo sessantennio anno dalla fondazione, che risale al 1944, su iniziativa della Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Idealmente si voleva proseguire l’esperienza della Fasci (Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche Italiane), creata nel 1906 dall’Azione Cattolica Italiana e sciolta nel 1927 dal regime fascista. Oltre un secolo di storia, durante il quale la pratica sportiva si è trasformata da fenomeno di élite a fenomeno di massa. In tutti questi anni un impegno costante, una ragione di fondo semplice quanto delicatamente gravosa: sostenere uno sport che vada incontro all’uomo.
Il 5 gennaio 1944, la Direzione generale dell’Azione Cattolica approvava l’iniziativa del prof. Luigi Gedda, di intraprendere la costituzione di un organismo specializzato per lo sport, con la denominazione di «Centro Sportivo Italiano». Pur dichiarandosi quale prosecuzione ideale della FASCI, la stessa nuova denominazione, nei confronti della precedente, voleva indicare una precisa apertura apostolica verso tutta la gioventù italiana e non più limitarsi alle sole associazioni sportive cattoliche. Nella primavera una apposita commissione, installata dalla Presidenza centrale dell’Azione Cattolica, redige una bozza di statuto e di regolamento organico.
Nell’autunno del 1944 viene approvato il primo Statuto del CSI, che pone a fondamento dell’azione associativa il fine di «sviluppare le attività sportive ed agonistiche guardando ad esse con spirito cristiano, e cioè come ad un valido mezzo di salvaguardia morale e di perfezionamento psicofisico dell’individuo»: questo sport dalla forte valenza educativa va esteso al «maggior numero possibile di individui».
È il principio cardine dell’Associazione: il CSI è promosso da cristiani, ma è aperto a tutti e collabora con quanti si impegnano per uno sport a servizio dell’uomo. La nuova associazione, che muove i primi passi in un’Italia ancora divisa in due, afferma nella nascente Italia democratica il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente per praticare un’attività sportiva. In un Paese interamente da ricostruire, dove anche gli impianti sportivi mostrano i segni della guerra appena terminata, lo sport del CSI si forma inizialmente all’ombra dei campanili: le sue Società sportive si coagulano attorno agli Uffici Sportivi Diocesani e sono espressione, per la maggior parte, di Parrocchie e Istituti religiosi.

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