L’arte del Presepe napoletano del ’700 a Foglianise rivive nelle creazioni a mano dell’architetto Viglione

da Il Vaglio.it

Nel suo laboratorio ricostruisce le scenografie, rispettando i canoni orginali. I personaggi del presepe nascono da un lavoro meticoloso e complesso: prima la creazione delle teste, delle mani e dei piedi in terracotta, rigorosamente a mano e senza l’utilizzo di calchi. Poi la cottura e la decorazione con tecniche dell’epoca. Una volta pronte le parti in terracotta, l’artista si dedica alla costruzione dei corpi, in filo di ferro e stoppa. Infine, crea l’abbigliamento, con vesti in seta, canapa e altri tessuti naturali. I personaggi più piccoli, invece, vengono modellati interamente in argilla, poi cotta e decorata.

“I personaggi del presepe napoletano – dice – nel corso dei secoli si sono evoluti. Dai primi totalmente in legno, con corpi rigidi, passarono nel corso del ’600 a quelli con teste, mani e piedi in legno e corpi in stoppa ricoperta di stoffa. Questi corpi però avevano il limite della rigidità. Nel ’700 si arrivò a figure con teste, mani e piedi in terracotta dipinta e con corpi che avevano all’interno un’anima di filo di ferro modellabile. Ciò permise di creare effetti di movimento nelle figure presepiali”.

Giovanni Viglione si dedica anche al restauro di presepi antichi presso le Chiese e i Conventi della provincia di Benevento. “Il restauro – chiarisce – è molto interessante. Si trovano ancora personaggi originali del ’600 in legno o del ’700 in terracotta. Quelli in terracotta possono presentare lesioni in quanto la cottura della creta avveniva in forni a legna che non garantivano una temperatura uniforme. Gli abiti sono andati quasi sempre perduti. I tessuti originali si sono tarlati e sono stati sostituiti con interventi che hanno snaturato l’originalità dell’abbigliamento”.

Interessante notare che delle figure del presepe venivano curati i minimi dettagli, perfino i bottoni in piombo o in ottone, per quanto piccoli, presentavano stelle, lune e altre minuscole decorazioni.

Nel Presepe Napoletano convivono sacro e profano. Accanto alla scena classica della natività, viene rappresentata la taverna con abbondanza di cibi per ricchi, come ad esempio carni e cacciagione, vino e frutta. L’Architetto Viglione ricrea le atmosfere dell’osteria, i venditori di carne e frutta, i popolani e le popolane, i mandriani con le pecore,…Utilizza la cera per modellare i piccolissimi alimenti, intreccia minuscoli cesti in vimini, cura il dettaglio in scala ridottissima, con scene che ricordano i dipinti di Chardin. Infatti, gli artigiani resero le scene di vita quotidiana sempre più particolareggiate, raggiungendo l’apice proprio nel ’700. L’abbondanza compensava la povertà delle tavole. Nei presepi si ritrova l’affollamento della Napoli del ’700. Metropoli al centro dei traffici commerciali, crocevia di mercanti e nobili viaggiatori. Città popolata di schiavi medio-orientali e nordafricani. Sono loro i protagonisti del corteo dei Re Magi.

Nel suo studio anche animali in terracotta, soprattutto cani. “Ho sempre avuto una grande passione per i cani – confessa – li modello in argilla e li inserisco nei miei presepi, insieme ad altri animali. Questo elemento rispecchia la tradizione poiché nelle scene venivano introdotte tutte le figure che si sarebbero potute incontrare in un mercato del tempo, varia umanità e animali, come cani, gatti, colombi. Ma anche il vezzo esotico di leoni, scimmie e pavoni”.

Le scenografie che ricrea Giovanni Viglione sono case del tempo con muri in pietra in mezzo alle quali è possibile vedere una colonna o resti di un tempio pagano in rovina. Nel Praesepium era l’omaggio a Pompei e Paestum appena riscoperte, quando la passione per le antichità classiche conquistava i ceti elevati. Erano, infatti, i ricchi che ingaggiavano i migliori artisti presenti a Napoli, per rappresentare i presepi più belli e stupefacenti, nella gara ad aggiudicarsi il primato su tutte le altre famiglie nobili.

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